Disdetta del Canone Rai, quei 110 euro che non vanno giù
Quando il canone RAI diventa tassa ingiusta, arriva la disdetta e addio al Pagamento!
L'abbonamento o canone RAI, una tassa molto odiata
“Con tutte le tasse che devo pagare pure il canone RAI?”…“Non fanno niente in RAI, guardo sempre gli altri canali, ma perché il pagamento di questi soldi inutili e anche se li pago, mi sorbisco ugualmente la pubblicità…?"
Quante volte accendendo la tv ci siamo posti queste domande? Tante, troppe volte.
Inizialmente nel 1954, la Radiotelevisione Italiana è vista dai cittadini come un nuovo ed utile "servizio pubblico" in grado di "intrattenere" ma anche di "istruire ed informare".
Oggi, l’abbonamento RAI diventa una fastidiosa imposta che aumenta sempre di più col tempo, intaccando le spese annuali di ogni singola famiglia italiana e non è un caso che sia considerata la tassa o tributo più odiata. A dimostrare l’impopolarità dell’imposta è un sondaggio del Censis-Commercialisti dal quale esce fuori che ben il 47,3% degli intervistati che hanno preso parte alla ricerca, odiano il Canone Rai.
Non è tanto la tassa in se che è odiata, ma soprattutto ciò che ci sta dietro. Si sa, le tasse nei Paesi Civili si pagano e quando le cose funzionano lo si fa (più o meno) volentieri o comunque con buon senso civico ma quando è troppo è troppo. I motivi per i quali il Canone Rai è tanto impopolare sono molteplici, primo di tutti il sentore condiviso tra i cittadini che lo stesso venga strumentalizzata e usato per scopi collaterali a quelli per cui è preposto, avendo l’aria più di una estorsione che di una imposta, senza tralasciare il fatto che la legge che istituisce il canone Rai, è la legge 2 febbraio 1938 n.246 che fu introdotta dal Governo Mussolini per la propaganda di regime. Questo comporta non poche difficoltà tra cui l’incertezza da parte delle autorità incaricate alla riscossione del canone Rai, nel definire con chiarezza ed esattezza quali di fatto siano i dispositivi soggetti all’imposta.
Gli apparecchi che originariamente rientravano nell’ambito di applicazione della legge, erano allora la radio e successivamente, intorno agli anni 50, la televisione ma, facendosi riferimento al possesso di qualsiasi dispositivo atto o adattabile alla ricezione delle radiotrasmissioni, si comprende quanti dispositivi oggi siano potenzialmente a rischio: telefonini di ultima generazione, videofonini, computer, iPod etc. Per molti di questi la Rai, sta già provvedendo alla riscossione del canone ma come detto, senza chiarezza univoca. Poco c'è da meravigliarsi con una legge così antiquata e mai rivista, utilizzata in maniera arbitraria secondo le esigenze finanziarie aziendali e a danno dei cittadini.
Alla fine dei conti, tutto questo si traduce in un danno per il Paese spingendo ad evadere il Canone Rai per cui cresce il numero di evasori, come la stessa Rai lamenta, aumentano le spese dello Stato nel cercare di scovarli, genera cattivo esempio e poca fiducia nelle Istituzioni, etc., etc.
Perché una legge così impopolare e inadeguata, ci si ostina a non modificarla?
Chi lo paga questo CANONE? Quasi tutti siamo obbligati
Solo una fascia ristretta di utenti sono esonerati, tutti gli altri sono obbligati, ogni anno, secondo i termini stabiliti dalla legge, a pagare l’abbonamento.
Secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Cassazione del 03/08/93 n. 8549 e dall'Art. 1 del R.D.L. del 21/02/1938 n. 246 si è soggetti al pagamento del canone rai col semplice possesso di apparecchi che, pur non utilizzati per vedere trasmissioni radiotelevisive, siano comunque adattabili a tal scopo.
Inoltre, non tutti sanno che il tributo deve essere dovuto allo Stato anche quando siamo in possesso di un televisore che non utilizziamo da qualche tempo o che non funziona più, allora pensando che sia lecito non paghiamo più il canone. A tutto ciò consegue un atto di notifica di una cartella esattoriale da parte dell’Agenzia delle Entrate per omissione di pagamento di tributi e una volta accertata l’evasione, il pagamento di un massimo di 619 euro per ogni annualità non pagata, così come specificato dall’art. 19 del R.D.L. 21.2.1938 n. 246.
Coloro che non vogliono incorrere in questi rischi, e desiderano definitivamente dire addio a Pippo Baudo, Raffaella Carrà e Bruno Vespa possono procedere alla Disdetta del Canone RAI.
Un modo Lecito per NON PAGARE più il canone, la DISDETTA
Quando non ci vedi più non “dalla fame” ma “dalla rabbia” di vedere delle persone sbarcate su un’isola che fanno finta di star male avendo percepito 500.000 euro o quando non ce la fai più di vedere il Festival di Sanremo che tutto è tranne un concorso di musica, allora sei veramente pronto a procedere con la disdetta.
Lo stesso sito della RAI mette al corrente gli utenti sulle modalità per annullare definitivamente l’abbonamento, indicando le pre-condizioni:
- Aver pagato gli importi annuali precedenti alla richiesta di annullamento;
- Aver ceduto tutti gli apparecchi in possesso, indicando le generalità e i dati del nuovo possessore;
- Aver dichiarato tramite un’autocertificazione di non possedere alcun apparecchio o di averlo distrutto o rottamato oppure venduto;
- Manifestare la volontà di rinuncia all’abbonamento senza nessuna cessione di propri apparecchi ad altri fruitori, dichiarando di non volerne più essere in possesso.
Le intenzioni riportate nell’elenco di cui sopra devono essere comunicate con invio a mezzo raccomandata all’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale I di Torino – Ufficio territoriale di Torino 1 Sportello S.A.T. Casella postale 22 – 10121 Torino (To).
Successivamente l'invio della raccomandata, l'abbonato riceverà direttamente dallo sportello S.A.T. un modulo da compilare. Si tratta di una dichiarazione integrativa che va firmata dalle parti impegnate contrattualmente (cedente e cessionario) a conferma della volontà di disdire l'abbonamento.
Quando è possibile chiedere la Disdetta del Canone Rai
E’ possibile richiedere la disdetta in qualsiasi periodo dell’anno, basterà pagare un’ultima tassa di 5, 16 euro e presentarla entro la fine dell’anno per far sì che la cessazione sia valida fin dal 1 gennaio dell’anno seguente. L’ultima fase consiste nel compilare un modulo integrativo della disdetta per confermare la richiesta di annullamento. Tutto ciò comporta il cosiddetto “suggellamento del televisore” disposto e definito dall’art. 10 e 12 R.D.L. 21.2.1938 n. 246. Col suggellamento, gli apparecchi in grado di ricevere trasmissioni radiotelevisive vengono chiusi in appositi contenitori rendendone impossibile il loro utilizzo
Addio Canone RAI
Giunti fin qui, possiamo dimenticarci del canone RAI ed aspettare che, in teoria, l’Agenzia delle Entrate provveda a sigillare i televisori mandando a casa degli addetti, in pratica continuando ad utilizzare gli apparecchi tv in attesa dell’arrivo dei funzionari…. sempre se arrivano!
Lo slogan “RAI di tutto e di più” è finito per capovolgersi: una RAI di “pochi” dato il continuo aumento del canone e una RAI con servizi spesso inefficienti che offre la quantità più che la qualità; questo dato si evince dall’aumento, negli ultimi anni, delle richieste d’annullamento del canone. Infine, nel corso degli anni, si è modificata la vera missione della tv di Stato che è quella di svolgere un servizio a favore e non contro il pubblico assumendone potere e svuotando le tasche dei cittadini, d’altronde, dovremmo essere liberi di scegliere se abbonarci o meno, di possedere o no apparecchi televisivi e liberi di preferire quel canale piuttosto che l’altro!
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